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GIOVANNI VERGA

il territorio
Storia di Trezza
Il territorio di Acitrezza venne acquisito nel 1640 dalla nuova città di Aci SS. Antonio e Filippo, come sbocco a mare per gli abitanti della città, dopo il tentativo non riuscito di ottenere il possesso del Castello. Inizialmente, le acque troppo basse, stagnanti e disseminate di scogli, non permettevano l'utilizzo di questo tratto di costa come porto, usato invece come conceria, attività remunerativa ma pericolosa, per i terribili miasmi che le piante in putrefazione causavano. Nel tempo si intensificarono i tentativi per fare crescere lo scalo di Trezza. I Riggio, divenuti padroni della città, alla fine del XVII secolo, inaugurarono lo scalo e lo fecero fiorire grazie ai commerci. La cittadina, abitata da pescatori, navigatori e commercianti crebbe attorno al culto di San Giovanni Battista, protettore dell'Ordine dei Cavalieri di Malta, di cui il principe Riggio era titolare. San Giovanni è sempre oggetto di grande devozione, patrono del paese ogni anno si fa grande festa il 24 giugno. Ancora oggi, la pesca è la principale attività di Acitrezza. Nel porticciolo si ancorano variopinti pescherecci e barche per la pesca d'altura (tipica quella del pesce spada) con un piccolo e rinomato cantiere navale, specializzato nelle barche da pesca. il paese si affaccia su uno scenario unico al mondo in cui mare e cielo fanno da sfondo al complesso delle mitiche isole dei Ciclopi: Lachea, la più grande, ed i tre faraglioni.Nere ed imponenti, l'una appartiene, per dono del marchese Gravina, all'università di Catania, che l'ha fatta sede di una stazione per studi biologici e di fisica del mare, e di un piccolo museo di grande intesse archeologico, naturalistico ed estetico; le altre, sono grosse rupi di basalto prismatico, che la leggenda vuole lanciate da Polifemo accecato contro il fuggente Ulisse.
i luoghi
Passeggiata tra la storia del Castello e di Trezza:
Percorso nella memoria verghiana, si snoda attraverso i luoghi suggeriti dall'Autore. Parte dal Castello, con la drammatizzazione della novella "Le storie del Castello di Trezza", e prosegue per Acitrezza, dove si rivisitano i luoghi de "I Malavoglia": la casa del nespolo, le viuzze, la piazza, la fontana, la chiesa.

" Un tempo i Malavoglia erano stati numerosi come i sassi della strada vecchia di Trezza […], tutti buona e brava gente di mare, proprio all'opposto di quel che sembrava dal nomignolo, […] Alla domenica, quando entravano in chiesa, l'uno dietro l'altro pareva una processione"

Si ripercorrono anche i luoghi del celebre film "La terra trema" di Luchino Visconti, girato con attori locali, i pescatori di Trezza. Di grande fascino è la vista dell'isola Lachea e dei Faraglioni, nella leggenda scagliati dal Ciclope Polifemo per impedire la fuga d'Ulisse che l'ha accecato:

" […] Ciclope, io dissi con lo sdegno in petto,
Se della notte, in che or tu giaci, alcuno
Ti chiederà, gli narrerai che Ulisse,
D'Itaca abitator, figlio a Laerte,
Struggitor di cittadi, il dì ti tolse.
[…] Sollevò un masso di più vasta mole
E, rotandol nell'aria, e una più grande
Forza immensa imprimendovi, lanciollo.
Cadde dopo la poppa, e del timone
La punta rasentò: levassi al tonfo
L'onda, e il legno coprì, che all'isoletta
Spinto dal mare, subitamente giunse."
(Omero - Odissea, libro IX)

Sulle onde della Provvidenza



"Dopo la mezzanotte il vento s'era messo a fare il diavolo, come se sul tetto ci fossero i gatti del paese, e a scuotere le imposte. Il mare si udiva muggire attorno ai faraglioni che pareva ci fossero riuniti i buoi della fiera di S. Alfio, e il giorno era apparso nero peggio dell'anima di Giuda"
(Verga - I Malavoglia)

Si ripercorre l'ultimo viaggio della "Provvidenza", partendo dal porto di Acitrezza spostandosi verso Capo Mulini e giungendo sin dove sfocia il fiume Aci. Si ammira il paesaggio, un intreccio di verde e di azzurro, cu cui si stagliano gli "scogli giganteschi" sul mare "bello e traditore" e poco distante il piccolo golfo, l'elevarsi improvviso d'una rupe erta, ritta sul precipizio spumeggiante de mare. L'abilità degli uomini l'ha trasformato in un imprendibile maniero, alto sull'abisso nero di lava, ruvido di crepacci e trabocchetti. È la singola rocca di Acicastello.


La terra trema

Acitrezza, un paesino di poveri pescatori siciliani e di grossisti di pesce. 'Ntoni Valastro, stanco dei soprusi dei grossisti, convince la sua famiglia a mettersi in proprio e ad ipotecare la casa per far fronte alle spese. Dopo un periodo di buona pesca, 'Ntoni, durante una tempesta, perda la barca e, non potendo riscattare l'ipoteca, anche la casa. Il dissesto economico porta la famiglia alla disgregazione. Dopo la morte del nonno e diverse disgrazie che hanno colpito la famiglia, 'Ntoni abbandona la lotta. Nonostante nei titoli di testa de "La terra trema" non appaia alcun esplicito riferimento a Verga ed a "I Malavoglia", il film ha molti debiti con la struttura narrativa e drammatica del romanzo, con i suoi luoghi e personaggi.

Tra mitologia e folklore
La riviera dei Ciclopi, lungo cui si snoda il Parco Letterario Giovanni Verga, è nota per le vicende mitologiche pervenuteci dai grandi poeti dell'antichità: Omero e Virgilio. La leggenda vuole che i tre faraglioni, situati lungo la costa di Acitrezza, siano i massi lanciati da Polifemo, contro la nave di Ulisse che fuggiva, il gigante Polifemo ritorna ancora nel mito di Aci e Galatea, geloso dell'amore tra i due giovani il Ciclope uccide Aci scagliandogli addosso un enorme masso. "L'Arcipelago" dei Ciclopi, intorno al 1750, diventa teatro di una nuova e originale tradizione popolare rappresentata dalla pantomima "U pisci a mari". La rappresentazione è legata ai festeggiamenti in onore di San Giovanni Battista, patrono di Acitrezza, che si svolgono ogni anno il 24 giugno. La pantomima rappresenta, con i toni della parodia, l'antica arte della pesca del pesce spada. Tutta la cultura , la storia, la tradizione di un popolo indissolubilmente legato al mare, si trova in questa messinscena che per l'occasione riempie il paese. Uno squarcio di vita quotidiana che ispirò in passato il verismo di Verga.


I Malavoglia

La vicenda narrata si svolge tra il 1863 ed il 1875. il lento decadimento di una famiglia, conosciuta da Ognina a Trezza col nomignolo di Malavoglia, ma che nel libro della parrocchia si chiama Toscano. I personaggi, legati ai pochi beni che possiedono, sono sottomessi alla legge della miseria. Le loro azioni rispondono al dovere, all'onore, al sacrificio e sottolineano il senso di rassegnazione in cui prevale "l'ideale dell'ostrica" rappresentato da casa, lavoro e famiglia che regola il loro esistere. Il dramma nasce dal contrasto tra diverse concezioni di vita. Da una parte coloro che vogliono rompere con la tradizione per trovare un riscatto umano: il nipote 'Ntoni. Dall'altra i rappresentanti di una società arcaica, ostili ad ogni idea di progresso, legati al passato: padron 'Ntoni. Grazie alla scrittura sapente che riproduce alcune caratteristiche del dialetto (i "motti"), il romanzo fa parlare il mondo raccontato. Un mondo che non c'è più, che si fondava sulla figura del patriarca e trovava il suo significato in poche cose semplici, come la casa del nespolo,la barca della "Provvidenza", le strade impolverate di Acitrezza, il carico di lupini che naufraga, i proverbi di padron 'Ntoni ricchi di una saggezza che non serve più.
la vita
Giovanni Verga, nato a Catania il 2 settembre del 1840, autore di romanzi, racconti e opere teatrali, è il massimo esponente del verismo. Compì gli studi primari alla scuola di Don Antonino Abata (1851). Scoppiata a Catania un'epidemia di colera, con la famiglia si trasferì nella proprietà di Tèbidi (situata tra Vizzini e Licodia). Nel 1861, a sue spese, iniziò la pubblicazione de I carbonari della montagna e diede inizio alla collaborazione con la rivista "L'Italia contemporanea". Fondamentale nel suo cambiamento di interessi fu l'abbandono dell'isola; nel 1869 partì per Firenze, allora capitale del Regno d'Italia; espliciti i ittioli dei romanzi di questo periodo "mondano": Una peccatrice (1866), Eva (1873), Eros (1873). Particolare successo ebbe Storia di una capinera ( 1871). La svolta letteraria si data al 1874, con la novella intitolata Nedda. L'ambiente non è più urbano, ma rurale; la storia non è più ambientata al Nord ma in Sicilia, i protagonisti sono umili contadini. I racconti Vita dei Campi (1880) e Novelle rusticane (1883) anticipano il capolavoro con La Lupa, La roba, Rosso malpelo, Cavalleria rusticana. Del 1874 è la prima stesura di Padron 'Ntoni - progetto marinaresco. Nel numero di agosto del 1879 de "Il Fanfulla della domenica" esce un abbozzo de I Malavoglia, col titolo di Fantastichera. Nel 1881, Treves pubblica I Malavoglia, grande delusione per il pubblico e la critica di allora. Nel 1889 lo stesso Treves, pubblica Mastro Don Gesualdo. Anche qui l'ambientazione è siciliana e la lingua rispecchia con tecnica raffinata la realtà che fa da sfondo al romanzo. Della Cavalleria Rusticana lo stesso Verga elabora una versione teatrale (rappresentata nel 1884), che fu musicata da Pietro Mascagni (1890). Nel 1896 lavora alla Duchessa di Leyra, che dovrebbe essere il terzo del ciclo dei cinque romanzi veristi, che, insieme con L'Onorevole Scipioni e L'uomo di lusso, non vedrà mai la luce. De La Duchessa di Leyra conosciamo solo un capitolo. Tra il 1907 e il 1920 Verga cura personalmente le sceneggiature cinematografiche di La Lupa, Tigre reale, Storia di una capinera e Caccia al lupo. Nel 1919 scrive l'ultima novella, Una capanna e il tuo cuore, pubblicata postuma da De Roberto. Nel 1921 lo scrittore riceve l'ordine civile di Savoia. Assistito da Federico De Roberto, Giovanni Verga muore a Catania il 27 gennaio 1922, colpito da trombosi cerebrale.

FONTE  http://www.parchiletterari.com/verga/ tutti i diritti riservati







 
 
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